Come si deve procedere alla espropriazione di singole quote di beni indivisi nella comunione ordinaria?

Nell’ambito del capo V del codice di procedura civile, che disciplina la espropriazione dei beni indivisi, l’art. 599 c.p.c., consente, espressamente, al creditore di pignorare la quota di pertinenza del suo debitore, comproprietario di beni immobili o contitolare di diritti con terzi non obbligati. Diverse sono, tuttavia, le regole che disciplinano la esecuzione forzata avente ad oggetto quote di comunione ordinaria, da quelle aventi ad oggetto quote rientranti nella comunione legale.

La espropriazione forzata sui beni o diritti di cui il debitore esecutando è contitolare con terzi non obbligati, è prevista dall’art. 599 c.p.c., che consente il pignoramento di beni indivisi “anche quando non tutti i comproprietari sono obbligati verso il creditore”; oggetto della esecuzione è solo la quota parte dell’immobile di pertinenza del debitore escusso.
Il creditore deve notificare il titolo esecutivo ed il precetto al solo debitore; nel successivo atto di pignoramento indicherà il bene, rispettando le indicazioni contenute nell’art. 555 c.p.c., ma specificherà che intende sottoporre ad esecuzione la sola quota del debitore.


NOTA BENE

La mancata specificazione nell’atto di pignoramento e nella sua nota di trascrizione che si intende procedere all’esecuzione sulla sola quota spettante al comunista debitore, non comporta, tuttavia, inesistenza del pignoramento; tale specificazione non attiene, infatti, alla validità del pignoramento o della sua trascrizione, ma allo svolgimento ulteriore della procedura esecutiva.
Così la opposizione di terzo, esperita dai comproprietari del bene pignorato per intero, non obbligati nei confronti del creditore procedente, renderà invalido il pignoramento solo limitatamente alle quote non di pertinenza del debitore.


Conforme: Cass., 4 dicembre 1998, n. 12315

“In tema di espropriazione immobiliare di un bene indiviso, l’omessa indicazione nell’atto di pignoramento della quota di proprietà del comproprietario debitore non comporta l’inesistenza del pignoramento”.

Nella motivazione della citata sentenza si precisa che tale considerazione vale anche per la nota di trascrizione del pignoramento.

Conforme: Cass., 17 giugno 1985, n. 3648

“Qualora un bene, in comunione fra il debitore ed altre persone non obbligate verso il creditore, venga pignorato da quest’ultimo come oggetto di proprietà esclusiva del debitore medesimo, ai suddetti partecipanti non obbligati deve riconoscersi la facoltà di proporre opposizione di terzo, a norma dell’art. 619 c.p.c., e l’accoglimento di tale opposizione, implicando il riconoscimento dell’invalidità del vincolo del pignoramento limitatamente alle quote non di spettanza del debitore, comporta che il giudice della esecuzione deve circoscrivere l’espropriazione alla quota del debitore stesso, scegliendo fra le possibilità contemplate dall’art. 600 c.p.c.”.

Il legislatore, nel disciplinare l’espropriazione di singole quote di beni indivisi, ha dettato regole volte a garantire non solo il diritto del creditore di aggredire la quota del bene di pertinenza del suo debitore, ma anche a tutelare la posizione dei contitolari del bene o del diritto sottoposto ad esecuzione, estranei alla posizione debitoria, chiamandoli a partecipare agli atti del procedimento esecutivo ed alla fase di liquidazione della quota sottoposta a pignoramento.
Dispone l’art. 599, comma 2, c.p.c., che successivamente al pignoramento debba essere notificato ai comproprietari, a cura del creditore procedente, l’avviso dell’inizio della procedura esecutiva.
Quale debba essere il contenuto dell’avviso da notificare al comproprietario si ricava innanzitutto dalI’art. 599, comma 2, c.p.c.: l’avviso deve contenere, innanzitutto, il divieto, rivolto ai comproprietari, di lasciar separare dal debitore la sua parte delle cose comuni senza ordine del giudice.
L’art.180 disp. att. c.p.c. specifica, inoltre, che l’avviso deve indicare il creditore pignorante, i dati identificativi del bene pignorato, la data dell’atto di pignoramento e della trascrizione; al comproprietario, che è parte del processo esecutivo, deve essere, inoltre, rivolto l’invito a comparire avanti al giudice delle esecuzioni per sentir dare i provvedimenti di cui all’art. 600 c.p.c.

NOTA BENE

La mancata notifica dell’avviso al comproprietario non inficia la validità dell’atto di pignoramento; comporta, tuttavia, la liberazione del comproprietario dal divieto posto dall’art. 599, comma 2, c.p.c., facendo venir meno la preclusione di procedere a divisione contrattuale o giudiziale del bene; è, inoltre, causa di improcedibilità del processo esecutivo, che se non rilevata d’ufficio dal giudice dell’esecuzione, può essere fatta valere con opposizione formale ad ogni successivo atto esecutivo.

Conforme: Cass., 17 giugno 1985, n. 3648

“Nel caso di espropriazione forzata di immobile indiviso, per debito di uno soltanto dei comproprietari, qualora il creditore procedente, dopo l’effettuazione del pignoramento con le formalità prescritte dall’art. 555 c.p.c. (ivi inclusa la trascrizione) non provveda agli adempimenti di cui all’art. 599 comma 2, c.p.c. e 180 disp. att. c.p.c. e cioè alla notificazione agli altri comproprietari di avviso del pignoramento, con il divieto di lasciar separare al debitore la sua parte del bene comune, nonché invito a comparire davanti al giudice della esecuzione per sentir dare i provvedimenti indicati nell’art. 600 c.p.c., non si verifica la nullità del pignoramento medesimo, del quale il suddetto avviso non costituisce elemento essenziale, ma si determina, per i comproprietari non debitori, il venir meno della preclusione di procedere a divisione (contrattuale o giudiziale) del bene, con la conseguenza che, ove tali comproprietari procedano a detta divisione, anche dopo la trascrizione del pignoramento, possono opporre la divisione medesima al creditore, nella sua efficacia retroattiva a partire dalla data della costituzione della comunione, ai sensi dell’art. 757 c.c.”.

NOTA BENE

La disciplina prevista da tali norme si riferisce, generalmente, alla espropriazione di quote rientranti nella comunione ordinaria, che è una comunione per quote, nella quale le quote sono oggetto di uno specifico diritto individuale dei partecipanti.
Nella comunione ordinaria gli atti di disposizione, compiuti da uno dei partecipanti alla comunione, sono efficaci solo per la sua quota; il partecipante alla comunione può sempre chiederne la divisione.


Le norme dettate per l’espropriazione dei beni indivisi non si applicano, quando il creditore sottoponga a pignoramento tutte le quote di comproprietà di un bene o di contitolarità di un diritto, in forza di un unico titolo esecutivo o di distinti titoli esecutivi, emessi nei confronti di tutti i comproprietari o contitolari del bene o diritto espropriando, ma solo allorquando l’esecuzione riguardi la quota ideale di beni indivisi di pertinenza del debitore.
Il creditore può procedere alla esecuzione sulla quota indivisa di immobili o di diritti su immobili, di spettanza del suo debitore, in comunione ordinaria con terzi non obbligati. Al solo debitore sarà notificato il precetto ed il titolo ed il successivo atto di pignoramento, con indicazione dei beni e la precisazione della quota che si intende sottoporre ad esecuzione. Ai comproprietari dovrà essere dato avviso del pignoramento, con divieto a non consentire al debitore di separare la sua quota ed invito a comparire all’udienza fissata ex art. 600 c.p.c., fissata al fine di procedere alla liquidazione della quota da porre in vendita per il soddisfo del credito.