In cosa consiste e che effetti ha la richiesta di estensione del pignoramento fatta dal creditore procedente ai creditori intervenuti?

L’estensione del pignoramento è prevista dall’art. 499, comma 4, c.p.c. ed è collegata alla disposizione prevista dall’art. 492, comma 4, c.p.c., nell’ambito della ricerca dei beni da sottoporre alla esecuzione. Il creditore procedente, che rilevi, a seguito degli interventi di altri creditori, la insufficienza del compendio immobiliare da lui pignorato, può invitare i creditori intervenuti tempestivamente ad estendere il pignoramento ad altri beni del debitore. La norma prevede anche le conseguenze della mancata estensione, che si riflettono sulla posizione dei creditori in sede di distribuzione delle somme.

Nel corposo testo dell’art. 499 c.p.c., è stato introdotto l’istituto dell’estensione del pignoramento, volto, in generale, a porre rimedio alla sopravvenuta insufficienza del compendio pignorato, a seguito dell’intervento di altri creditori nella esecuzione; i creditori considerati dalla norma sono solo quelli intervenuti tempestivamente, quindi entro l’udienza di autorizzazione alla vendita (art. 569 c.p.c.).
L’art. 525 c.p.c., previsto originariamente nel solo ambito delle esecuzioni mobiliari, ora applicabile anche a quelle immobiliari, nel contesto delle norme generali dell’intervento, prescrive che il cancelliere dia notizia al creditore procedente dell’intervento esperito da altri creditori, con la indicazione dell’ammontare del credito fatto valere; al creditore deve, infatti, essere consentito di esercitare la facoltà di indicare agli intervenuti l’esistenza di altri beni utilmente pignorabili, sui quali soddisfarsi, secondo le regole e con le conseguenze disciplinate dal comma 4 dell’art. 499 c.p.c.
Tale norma va collegata alla disposizione di cui all’art. 492, comma 4, c.p.c., che consente al creditore procedente di richiedere all’ufficiale giudiziario di invitare il debitore ad indicare altri suoi beni utilmente pignorabili, quando il compendio pignorato sia divenuto insufficiente, a seguito degli interventi esperiti da altri creditori.


NOTA BENE

La norma trova applicazione solo nel caso di sopravvenuta insufficienza dei beni, determinata dall’intervento di altri creditori e non per l’eventuale successivo intervento dello stesso procedente, per un credito diverso.

Il creditore che abbia avuto conoscenza dall’ufficiale giudiziario, o anche, direttamente, della esistenza di ulteriori beni pignorabili, notificherà ai creditori intervenuti tempestivamente un atto con il quale preciserà gli altri beni del debitore utilmente pignorabili; inviterà i creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo ad estendere il pignoramento a tali beni o, in mancanza di creditori titolati, a quelli non muniti di titolo esecutivo, chiederà di anticipargli le spese per tale estensione, di cui si farà promotore.
L’invito è fatto con atto notificato o all’udienza in cui è disposta la vendita ( o l’assegnazione).
Se i creditori intervenuti non danno seguito, entro 30 giorni, senza giusto motivo, a tale invito, il creditore pignorante avrà diritto di essere loro preferito in sede di distribuzione.
Costituisce giusto motivo, per non procedere alla estensione, la esiguità del valore dei beni indicati dal procedente, tale da rendere infruttuosa e quindi inutile la loro espropriazione.
Il creditore procedente che, avvisato dal cancelliere che altri creditori hanno tempestivamente esperito intervento nella esecuzione (ovvero entro l’udienza di autorizzazione alla vendita), rilevi che il compendio immobiliare non è più sufficiente a soddisfare i crediti, può invitare i creditori intervenuti titolati ad estendere il pignoramento ad altri beni del debitore o, in mancanza di questi, potrà richiedere ai creditori non titolati di anticipargli le spese per l’estensione, cui darà corso. Nell’invito devono essere indicati i beni del debitore, utilmente pignorabili; l’invito deve essere notificato o rivolto ai creditori all’udienza di autorizzazione alla vendita (o di assegnazione).
La mancata estensione del pignoramento o il rifiuto all’anticipo delle spese, senza giusto motivo, comporterà per il creditore procedente il diritto ad essere preferito agli altri creditori in sede di distribuzione; è ritenuto giusto motivo per non dar corso all’invito, la prevedibile infruttuosità dell’esecuzione in caso di beni di esiguo valore.